Tu n’es pas serieux!!

“Tu n’es pas serieux” , questo il ritornello di una famosa canzone chadiana che io, personalmente, adoro. Il cantante si lamenta, affranto, del fatto che la sua donna è poco seria. Chi ha orecchie per intendere , intenda.. E’ poco seria… La prima volta che ho sentito questa canzone ero nel piccolo bar di Goré, Le Circuit du Juene( di giovani neanche l’ombra..)  insieme agli altri volontari e qualche collaboratore di ACRA, l’ONG Italiana con cui collaboriamo. Collaboratori che nel giro di poche settimane sono diventati amici. Ero seduta vicino a Goua, un omone dalla faccia gentile e il sorriso dolce, che cantava e ballava con un intensità incredibile. Ho chiesto immediatamente spiegazioni sul significato della canzone e lui tutto serio mi ha detto:-l’uomo in questione soffre perché la sua donna è veramente poco seria..- Ovviamente siamo scoppiati a ridere ma la domanda seguente è quella che ha scatenato il vero dibattito: -Goua ma  l’uomo com ‘è ? – L’uomo è onesto-. Apriti cielo. Le risate devono aver svegliato i villaggi vicini, Mala e Ramadane, due altri amici,  ridevano come due matti blaterando parole in Gambai, la lingua locale, io e Aude per poco non siamo cascate delle casse di birra riciclate a sgabelli per la serata. Più ci guardavamo e più era inevitabile ridere, nonostante la serietà con  cui Goua mi aveva risposto. Piano piano abbiamo iniziato a parlare della famiglia africana, della poligamia , degli inevitabili cambiamenti che la cultura tradizionale africana sta subendo, della difficoltà di avere una famiglia quando sei l’unico figlio che lavora e devi provvedere non solo al sostentamento dei tuoi genitori, ma anche dei fratelli , delle sorelle, dei loro figli, dei tuoi figli. Di una moglie che ha deciso di tornare al suo villaggio per stare vicina alla sua di famiglia con la piccola Solange che sta crescendo senza il suo papà.  Come Goua, milioni di persone  condividono lo stesso destino e credo la stessa tristezza e senso di impotenza e precarietà. In tanti sono in questa condizione anche  in Italia, fatto che ci rende molto più vicini di quel che si pensi. Abbiamo parlato veramente a lungo quella sera , di tantissime cose diverse concernenti le nostre vite e con grande sorpresa sono più le cose che ci accomunano che quelle che ci separano. Tutto scorreva tranquillo sino al momento del fatidico piedino. Ero stra-convinta che qualcuno mi stesse facendo il piedino, da qualche minuto, ma non capivo chi per via del buoi. L’unico uomo vicino era Goua ,alla mia sinistra, e Aude, la mia collega francese, alla destra. Mala, di fronte a me, poteva essere un potenziale sospettato ma è alto 2 metri e più e non ha proprio il piedino da fata. Me ne sarei accorta subito. No, ero sicura fosse Goua. E meno male che sono le donne poco serie! Così ho esordito:- Goua ,se mi vuoi invitare a ballare non è necessario farmi il piedino, puoi chiedermelo senza problemi -. Ha cambiato colore e , poveraccio , blaterava: -Ma io..no, no, non sono io…- . Così tra una risata e l’altra abbiamo acceso la pila e controllato lo stato del mio piede. Anche i serpenti hanno un cuore!!Il serpentello amoreggiava con il piede da un po’ , forse attirato dal calore della mia pelle, la temperatura che cresceva rapidamente per via della malaria. Eh si finalmente ho anch’io la malaria, era inevitabile. Sono stata trasferita d’urgenza a N’Djamena, la capitale, per un ricovero preventivo. Febbre a 41° e dolori talmente strazianti da bloccare la respirazione non sono proprio una cosetta da nulla. Ma ora sto benissimo, oggi mi dimettono dopo tre giorni di cibo cinese e croissant da sogno, infermieri super gentili e gran dormite. E tanta e inaspettata nostalgia. Mi manca Goré. Mi mancano Goua, Mala, Ramadane, Lucie la nostra cuoca sorridente e timida, mi mancano i miei colleghi, i guardiani , il nostro coordinatore che è la copia esatta di Shrek, e quando dico esatta intendo anche le orecchie, mi mancano le piccole abitudini di Goré, i volti che vedo tutti i giorni, i polli che ti beccano i piedi e i topi nella camera da letto. Mi manca andare a prender il the o caffè a metà mattina da Semplice, il nostro macellaio arabo di fiducia che ha una bettola-ristornate in  cui andiamo a mangiar la carne arrosto la Domenica per pranzo. Ogni volta che ci vede è una festa. Non solo perché mangiamo da lui, perché è onorato di averci con lui. E’ un continuo ringraziare Allah per le nostre parole, per le risate. Ogni giorno mi insegna una parola in arabo, devo recuperare 7 parole. Non vedo l’ora. Le mie colleghe mi hanno detto al telefono che tantissimi hanno chiesto informazioni sulla mia salute, ho ricevuto tantissime chiamate e messaggi e sinceramente non me lo aspettavo. In tanti mi hanno scritto : -prego per te e Allah è con noi –  e stranamente sono sicura che è così . Quindi شكرا sukran a tutti quelli che mi sono stati vicini, anche solo con pensiero.

Avviso: le ultime righe saranno parecchio sdolcinate, astenetevi dalla lettura se il vostro organismo non regge. Questi giorni ho pensato e riflettuto, stranamente, più del solito. Tanto tempo in un letto, era inevitabile. Sento di dover ringraziare due persone in particolare , mia madre e Ndama Kane Loum, Samba per gli amici. Devo ringraziare mia madre per tante , tante cose, per una in particolare: grazie per avermi insegnato a vivere in maniera semplice perché qui ,e ovunque sarà così, riesco a godere della gioia delle piccole cose che accadono. Grazie per avermi insegnato ad ascoltare con le orecchie, a guardare  con gli occhi ma soprattutto ad ascoltare e guardare con il cuore. Sappiamo entrambe che spesso ho pensato fosse un punto a sfavore per me, ora mi rendo conto che ero solo sintonizzata sul canale sbagliato. Qui il canale prende bene, benissimo, ma siamo in pochi a captarlo. Finchè c’è segnale vado avanti, spedita, e stando attenta ai serpentelli. A te , Ndama, devo molto. Mi hai aperto piano piano le porte dell’Africa , svelandomi misteri e bellezze, storia, tradizioni , cultura, le problematiche, le potenziali soluzioni. Ricordo tutti i pomeriggi o le sera passate a parlare del Senegal, dell’Africa, delle nostre vite ed esperienze, dei Murit e del Corano. Più ci penso più mi rendo conto che era come una palestra per me, una preparazione per l’esperienza sul campo. Quante volte abbiamo riso quando mi dicevi :-Cess tu sei proprio un culo nero (africana 😛 )-. Non hai idea di quante persone mi dicano la stessa cosa qui in Chad, in maniera più gentile ovviamente, e in quanti mi dicano che è un piacere fermarsi a parlare con me perché non sono la solita Nahzara. Io sospettavo ciò già da un po’ perché a me viene riservato il trattamento migliore, le presentazioni più colorite e le battute. Sarà forse perché non è la mia esperienza in Africa, forse perché amo e ammiro la cultura africana, con tutte le sue contraddizioni, forse perché dopo l’esperienza in Cina ho imparato che l’approccio migliore è sempre quello privo di pregiudizi e preconcetti ma ricco di nozioni di storia e sana curiosità. Ripeto , non so perché,  sono sempre un passetto più avanti delle altre ragazze per quanto riguarda l’adattamento. Malaria compresa. Credetemi vivere ogni giorno con questo stato d’animo è un tocca sana per l’anima.

Ps: Goua, ti auguro ti trovarla la tua donna onesta. Io , per adesso, preferisco il serpentello. Solo perché non ha la pancia grossa come la tua. Grazie, di cuore, le tue pregherie hanno funzionato, domani si torna a casa, a Goré. Ti aspetto per il thè e un grande abbraccio.

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