Mapping Party con sorpresa!

Seconda settimana di lavoro piuttosto intensa.  Nonostante il caldo che non da mai tregua abbiamo iniziato il lavoro di mappatura, quasi sempre a piedi, di tutto il villaggio di Goré. Scuole, Moschee, Chiese, uffici governativi , piccoli negozi,  mulini e pozzi. Qualsiasi cosa sia rilevante e d’aiuto in caso di crisi umanitaria. Sono stata eletta “ Miss Street Lamps Goré 2012” per via della mia dedizione nel mappare tutti i lampioni (street lamps) di Goré, e quando scrivo tutti intendo proprio tutti, compresi fili elettrici e le cabine elettriche. So per certo che la popolazione non beneficerà del mio lavoro nell’ immediato, ma più vado avanti con lavoro, più mi accorgo dell’importanza di raccogliere  informazioni  per far si che la risposta in caso di crisi umanitaria sia immediata ed esaustiva. A tal proposito io e il Team Chad abbiamo finalmente visitato il primo campo rifugiati su cui lavoreremo prossimamente. Il campo di Amboko è a pochi km da Goré, ospita 11mila rifugiati della Repubblica Centrafrica dal 2003.Sembra un piccolo villaggio , con casetta basse fatte di mattoni, quasi tutte le tendopoli sono ormai sparite, ci sono pozzi, un mulino, un piccolo mercato centrale, scuole costruite dalle varie Ong che lavorano coi rifugiati, un campo da calcio e una moschea. Dopo la visita del campo , durante il tragitto in macchina, ci siamo scambiati impressioni , riflessioni. Il gruppo è composto da due ragazzi chadiani, una francese, una ungherese e una ragazza della Repubblica Ceca. E’ stimolante lavorare in un gruppo interculturale come il nostro, spesso però comporta numerose difficoltà. Qualcuno , durante la chiacchierata, ha espresso per l’ennesima volta, la disapprovazione per il divieto di far foto in Chad. Abbiamo numerosi divieti, coprifuoco e restrizioni per motivi di sicurezza. Fino a due anni fa il Chad era in piena guerra civile, i divieti non mi stupiscono affatto. Non sento, come qualcuno di noi sostiene, che la mia libertà viene calpestata tutti i giorni. Da qualche giorno rifletto su questo argomento, la libertà. Inizialmente ho pensato che è veramente ridicolo e vergognoso parlare della nostra libertà in un Paese che è tra gli ultimi posti al mondo per rispetto dei diritti umani, delle donne, scolarizzazione, ecc. Ridicolo soprattutto se si è bianchi, con una casa perfettamente funzionale e accogliente, con la cuoca che ogni mattina ti permette di scegliere se mangiare carne o pesce per pranzo e cena. Con i rubinetti nel bagno e la doccia. Sebbene l’acqua e l’elettricità ci siano soltanto poche ore durante il giorno, la nostra condizione non è minimamente paragonabile a quella delle persone che vivono in tutto il Chad. Minimamente. Non mi importa quindi se non posso fare fotografie, se devo lavorare sotto il sole con pantaloni lunghi e maglietta a maniche corte perché le canottiere sono vietate. Non mi importa di non poter parlare in pubblico durante le visite ai capi villaggio o ai militari perché sono una donna. Non sento la mia libertà violata. Sento, anzi, di avere una nuova libertà, diversa, che deriva dalla vita semplice , semplicissima, che conduco a Goré. Libertà che deriva dai piccoli gesti quotidiani che hanno riacquistato il loro significato.  Mentirei se dicessi che è semplice vivere qui, non lo è affatto. E’ faticoso, emotivamente e fisicamente. Ci sono momenti in cui tutto ciò sparisce, momenti unici. Come quattro giorni fa. Il gruppo stava svolgendo una giornata di formazione per alcuni lavoratori delle ONG con cui collaboriamo. Stavamo facendo il “mapping party” ( esercizio di mappatura per iniziare i volontari al lavoro) quando di fronte al piccolo e modestissimo ristorante oggetto del nostro lavoro , uno dei miei  due allievi ha esordito: “ Claudia, questo è il ristorante di mio fratello. Quindi basta con la mappatura , vai a lavarti le mani e mangiamo.  Contestualizzo la situazione: h.10.30 del mattino, 48° , 50 edifici ancora da mappare, 40 minuti per finire il lavoro, due allievi sopra i 40 anni molto affamati.. Non potevo rifiutare l’invito. Nel giro di 3 minuti mi sono ritrovata dentro una stanzetta buia, con altri sei uomini,  a mangiare capra arrosto con non so quanti strati di peperoncino usando ovviamente le mani, a bere  thé bollente e sentire i racconti su Goré e su come macellare le capre. Ovviamente non siamo stati in grado , dopo il lungo spuntino, di finire il lavoro  ma quel momento è valso più di milioni di edifici mappati. Quell’ invito ha un significato enorme per me perché mi è stato accordato il permesso di entrare ,a piccoli passi, dentro la stanza misteriosa e spesso segreta della cultura del Chad. Questo per me vale più di mille fotografie. E mi sento libera, nonché felice e grata.

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